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(da qui)

Sobrietà

Mi sono fatta una filosofia, se posso usare una parola così solenne, conforme alla quale non compero mai niente senza prima chiedermi se in fondo non potrei farne a meno. Il mondo è così strapieno di cose: perché peggiorare la situazione? Del resto, potrei andarmene da qui senza difficoltà. Rimpiangerei gli uccelli, rimpiangerei Joseph, lo scoiattolo, e tutto finirebbe lì. Ovunque si muoia, si muore su un pianeta.

Problemi

I problemi che mi pongo e che mi angosciano sono di un tipo che, in Francia, non toccano ancora che una minoranza, ma credo che in futuro s’imporranno sempre di più. A volte, sono davvero stupita dal carattere convenzionale e superato delle ideologie che ci vengono presentate, in Francia, come attuali se non addirittura come nuove. L’esplosione demografica che trasforma l’uomo in abitante di un termitaio e prepara tutte le guerre a venire, la distruzione del pianeta causata dall’inquinamento dell’aria e dell’acqua, la morte delle specie animali che rompe l’equilibrio vitale tra il mondo e noi, il confronto di ciascuno di noi con se stesso e con Dio (qualunque sia il senso che ciascuno dà a questa parola), i nuovi e profondi orientamenti della scienza, niente di tutto questo, da cui tutto dipende, interessa in Francia la letteratura e coloro che sfortunatamente se ne occupano non sono dei letterati. Quella che oggi pretende di essere l’avanguardia, sarà la retroguardia di domani. (E direi non sono tanti neanche oggi, gli scrittori che si pongono di fronte ad alcuni dei temi fondamentali del nostro tempo,  e sono passati 35 anni, ndr)

Educazione

Ho riflettuto spesso a quella che potrebbe essere l’educazione del bambino. Penso che ci vorrebbero delle cognizioni di base molto semplici, per cui il bambino saprebbe di esistere in seno all’universo, su di un pianeta di cui dovrà più tardi preservare, gestire le risorse, e imparerebbe che egli dipende dall’aria, dall’acqua, da tutti gli esseri viventi, e che il minimo errore o la minima violenza rischia di distruggere ogni cosa. Imparerebbe che gli uomini si sono ammazzati fra loro in guerre che non han fatto che produrre altre guerre, e che ogni paese manipola la propria storia in modo menzognero così da lusingare il proprio orgoglio. Gli si insegnerebbe, del passato, quanto basta perché si senta collegato agli uomini che l’hanno preceduto, perché li ammiri quando meritino di esserlo, senza farsene degli idoli; né si trascurerebbe l’insegnamento del presente o di un ipotetico futuro. Si cercherebbe di familiarizzarlo con i libri e le cose al tempo stesso; saprebbe il nome delle piante, conoscerebbe gli animali senza dedicarsi alle orrende vivisezioni imposte ai bambini e ai giovanissimi col pretesto della biologia; imparerebbe a prestare le prime cure ai feriti; la sua educazione sessuale comprenderebbe la presenza a un parto, l’educazione mentale, la vista dei malati gravi e dei morti. Gli si darebbero anche le nozioni essenziali di morale indispensabili alla vita in società, insegnamento che, in questo paese (gli Stati Uniti, ndr), le scuole elementari e medie non osano più dare. In materia di religione, non gli si imporrebbero pratiche o dogmi di alcuna speicie, ma gli si darebbero delle informazioni su tutte le grandi religioni del mondo, e soprattutto su quelle del paese in cui si trova, per suscitare in lui un senso di rispetto e abolire in anticipo certi odiosi pregiudizi. Gli si insegnerebbe ad amare il lavoro quando il lavoro è utile, e a non lasciarsi sedurre dalle falsificazioni pubblicitarie, a cominciare da quelle che gli vantano leccornie più o meno adulterate, causa di carie e diabete futuri. Esiste certamente un modo di parlare ai bambini di cose realmente importanti più precocemente di quanto non si faccia.

Homo sapiens

Spesso dico a me stessa che se non avessimo accettato, nel corso delle generazioni, di veder soffocare gli animali nei vagoni bestiame, o spezzarvisi le zampe come succede a tante mucche o cavalli, mandati al mattatoio in condizioni assolutamente disumane, nessuno, nemmeno i soldati addetti alla scorta, avrebbe sopportato i vagoni piombati degli anni 1940-1945. Se fossimo capaci di sentire l’urlo delle bestie prese in trappola (sempre per la loro pelliccia) e che si consumano le zampe in un disperato tentativo di fuga, saremmo certamente più sensibili all’immenso e assurdo tormento dei prigionieri comuni; assurdo, perché va in un senso opposto allo scopo, che sarebbe quello di migliorarli, rieducarli, far di loro degli esseri umani. E quando, in un splendido scenario autunnale, vedo uscire dalla sua automobile, al limitar del bosco per risparmiarsi la fatica di camminare, un individuo confortevolmente avvolto in un capo impermeabile, con una pinta di whisky nella tasca dei pantaloni e un fucile di precisione munito di cannocchiale per meglio spiare gli animali di cui, la sera, porterà la spoglia sanguinante assicurata al cofano dell’auto, dico a me stessa che quel brav’uomo, forse buon marito, buon padre e buon figlio, si prepara senza saperlo ai Mỹ Lai del futuro. A ogni modo, non è più un homo sapiens.

Progetti

Non chiudo mai niente, neppure la porta di casa. Ho in mente altri libri e altri titoli che non avrò probabilmente tempo di scrivere, ma bisogna che ci sia nell’opera di ciascuno di noi qualche cosa di incompiuto, proprio come quella linea interrotta che i vasai messicani lasciano nei loro disegni, per impedire che lo spirito ne divenga prigioniero. Citerò uno solo di questi titoli, un’opera che si potrebbe chiamare Paysage avec des animaux, e che tratterebbe dell’animale nella vita e nella storia. L’uomo non sarebbe visto che nel suo rapporto con l’animale; uomini che si sono serviti di animali, a volte perfino nei loro crimini contro l’uomo (penso ad esempio ai cristiani offerti alle bestie feroci, ma anche a quella miniatura, che trovo terrificante, di Fouquet, in cui si vede Filippo-Augusto, su un cavallo ingualdrappato di  velluto azzurro, che guarda bruciare gli eretici da vicino; il fumo deve aver dato fastidio al cavallo innocente). Vi si incontrerebbero anche uomini che hanno amato gli animali e uomini che non hanno saputo amarli.

Strumento

Ho l’impressione di essere uno strumento attraverso il quale sono passate correnti, vibrazioni. E questo vale per tutti i miei libri, direi perfino per tutta la mia vita. Forse, per ogni vita; e i migliori di noi sono forse anch’essi cristalli attraversati. Così, a proposito dei miei amici, vivi o morti che siano, ripeto spesso a me stessa la bellissima frase che mi hanno detto sia da attribuire a san Martino, “il filosofo ignoto” del XVIII secolo (a me così ignoto che non ne ho mai letta una sola riga né ho mai controllato la citazione): “Ci sono esseri attraverso i quali Dio mi ha amato”. Tutto viene da più lontano e va più lontano di noi. In altre parole, tutto ci supera, e ci si sente umili e stupiti di essere stati così attraversati e oltrepassati.

 

 

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