Romanzo e critica selon N. Ginzburg (1969)

Nel futuro non ci saranno più romanzi di sorta, ma dovranno passare secoli, per la lentezza con cui si estingue la specie. Per qualche tempo, i romanzi non saranno che grida rotte e singhiozzi, poi calerà il silenzio. La gente sarà gonfia di romanzi non scritti e storie sotterranee e segrete circoleranno nelle profondità della terra. Per appagare la propria sete segreta, la gente inventerà dei surrogati, come ci saranno compresse e biscotti sintetici per sostituire il pane e l’acqua, così ci saranno dei surrogati di romanzi, avendo gli uomini una fantasia geniale nel trovare dei surrogati alle cose di cui soffrono la privazione. Così passeranno dei secoli. Poi un giorno il romanzo, come la fenice, rinascerà dalle sue stesse ceneri. Perché esso è fra le cose del mondo che sono insieme inutili e necessarie, totalmente inutili perché prive d’ogni visibile ragione d’essere e d’ogni scopo, eppure necessarie alla vita come il pane e l’acqua, ed è fra quelle cose del mondo che sono spesso minacciate di morte e sono tuttavia immortali.

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Una cosa che penso non dovrebbe mai fare chi scrive, è dolersi fuor di misura per le critiche negative o per il silenzio che ricadono sulla sua opera. L’attribuire una smisurata ed essenziale importanza all’esito della nostra opera, rivela in noi, per l’opera stessa, una mancanza d’amore. Se l’abbiamo amata veramente e l’amiamo, sappiamo che ciò che le accade, il suo corso e la sua sorte, l’incomprensione che potrà incontrare o il favore, non hanno che una importanza effimera, come contano poco per un fiume o una nuvola i paesi e gli alberi che trova sul suo passaggio.
In realtà chi scrive non ha diritto di chiedere, per la sua opera, nulla a nessuno. Quando ha sollecitato l’editore perché gli paghi ciò che gli è dovuto, esigenza legittima e indispensabile, non gli restano altri compiti pratici nei riguardi dei suoi libri. Può restarsene a casa, in riposo, e pensare a sé stesso. Forse non è utile che pensi troppo alle opere che ha già terminato e che vanno, nel rumore o nel silenzio, per la loro strada. Ha avuto il grande piacere di scriverle; e questo in fondo gli dovrebbe bastare per sempre.

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