Scoperte: Atto di Dio

Sempre benedette siano le biblioteche, dove curiosando tra gli scaffali sono in perenne agguato la sorpresa e l’imprevedibile. Per esempio eccomi scovare con un anno di ritardo una graphic novel chiamata Atto di Dio, autore Giacomo Nanni.

C’è il monte Subasio a incombere, “enorme, grosso, largo, imponente, esteso”, come in Non mi uccidere.

Ci sono le leggende dei Monti Sibillini – la Grotta, le Fate – come in Questo trenino a molla che si chiama il cuore, tra lacerti di nozioni scientifiche e uso di un linguaggio reiterativo, da ballata in prosa.

Si cita il “Waidmanns Heil”, come in Febbre verde (su cui ci saranno novità a breve, speriamo) e come nelle cose che provo a scrivere c’è un netto disinquadramento dell’umano.

Il primo e ultimo personaggio in scena è un capriolo, sua è la prima voce che si fissa nelle didascalie. Poi arriveranno, alternate a quella del narratore, la voce di una carabina, la voce del terremoto, la voce di un crostaceo. Le voci umane sono frammentate, disperse, quasi a-personali; le figure sono silhouette senza volto negli spazi suburbani, naturali, in rovina, nelle immagini puntinate tra divisionismo, pop art e meta-oggettività di Nanni, nelle profondità di un cosmo che vive e muore, di una regione centrale apocalittica e rivelatrice.

Per me, una scoperta davvero sorprendente.

 

PS Mi rimane solo un dubbio su una battuta della carabina, proprio in mezzo al volume, che lascia una certa spiacevole ambiguità sulla presunta “etica” dei cacciatori. Avrei voglia di chiedere chiarimenti all’autore, a proposito di quella tavola. Ma anche fosse, la successiva agghiacciante sequenza della preparazione del trofeo, nella sua clinica spietatezza, lascia davvero il segno.

 

 

 

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