Sostiene Janina

Scoprire (sempre in colpevole ritardo, ma sono tutt’altro che attaccata alle ultime uscite) romanzi (voci) così, è emozionante, direi toccante: in fondo è come scoprire di non esser sol*, e viene subito da condividere un po’ delle folgorazioni ricevute durante la lettura.

Ecco qui.

Ho sempre avuto la sensazione che i piedi siano la parte più intima e personale del nostro corpo, non i genitali, non il cuore, e nemmeno il cervello, organi di irrilevante importanza, eccessivamente sopravvalutati. È nei piedi che si nasconde tutto il sapere dell’Uomo, è la che defluisce dal corpo il senso essenziale su chi siamo veramente e su come ci rapportiamo alla terra. Nel contatto con la terra, nella sua contiguità con il corpo sta tutto il segreto: siamo costruiti con gli elementi della materia e allo stesso tempo estranei, separati da lei. I piedi sono le nostre prese della corrente.

Con alcune persone si parla a fatica, specie se di sesso maschile. Ho una Teoria sull’argomento. Con l’età molti maschi sprofondano in un progressivo autismo testosteronico, che si manifesta con una lenta perdita dell’intelligenza sociale e delle capacità di comunicazione interpersonale, e inoltre menoma la formulazione del pensiero. Colpito da questo Disturbo, l’Uomo diventa taciturno e sembra sempre sprofondato nella meditazione. Lo interessano di più i vari Strumenti e macchinari. Lo attraggono la Seconda Guerra Mondiale e le biografie dei personaggi illustri, il più delle volte politici e malfattori. Scompare quasi del tutto la sua capacità di leggere romanzi, l’autismo testosteronico disturba la comprensione psicologia dei personaggi.

La sera osservo Venere, seguo con precisione le trasformazioni di questa splendida Vergine. La preferisco come Stella della Sera, quando compare quasi dal nulla, come per magia, e scende giù dietro al Sole. Una scintilla della luce perenne. È proprio al Crepuscolo che accadono le cose più interessanti, perché allora si cancellano le normali differenze. Potrei vivere in un Crepuscolo eterno.

In un certo senso le persone come lei, quelle che lavorano con la penna, a volte sono pericolose. Si subodora subito la falsità, si sospetta che quella persona non sia se stessa, ma un occhio che guarda incessantemente e che trasforma in frasi quello che vede; in questo modo taglia dalla realtà tutto ciò che vi è di più importante: l’inesprimibile.

Bisogna avere occhi e orecchi aperti, collegare i fatti. Vedere la somiglianza là dove gli altri vedono una totale diversità, ricordare che certi eventi accadono su più livelli oppure, per dirla in altre parole, molti avvenimenti sono solo aspetti di uno stesso avvenimento. E che il mondo è una grande rete, una totalità, e che non esiste una cosa a sé stante. Che ogni frammento del mondo, anche il più piccolo, è legato agli altri tramite un complicato Cosmo di corrispondenze che il comune intelletto non riesce a penetrare. È così che funziona. Come un’automobile giapponese.

Sono cresciuta in un’epoca bellissima che purtroppo è passata. C’era una grande disposizione ai cambiamenti e la capacità di immaginare visioni rivoluzionarie. Oggi non c’è più nessuno che abbia il coraggio di inventare qualcosa di nuovo. Si parla sempre e soltanto di quello che c’è, e si sviluppano idee vecchie. La realtà è invecchiata, è rimbambita, perché soggiace chiaramente alle medesime leggi degli organismi viventi: invecchia. Il suo elemento più piccolo – il senso – è soggetto all’apoptosi così come le cellule del corpo. L’apoptosi è una morte naturale, provocata dalla stanchezza e dall’esaurimento della materia. In greco la parola significa “caduta dei petali”. Al mondo sono caduti i petali.
Ma poi deve arrivare qualcosa di nuovo, è sempre stato così… Non è un paradosso divertente? Urano è nei Pesci e, quando passerà nel segno dell’Ariete, avrà inizio un nuovo ciclo e la realtà nascerà di nuovo. Tra due anni, in primavera.

Devo fare attenzione. Ora mi arrischio a dirlo: non sono una brava Astrologa, purtroppo. Nel mio carattere dimora un malessere che offusca l’immagine della posizione dei pianeti. Li guardo attraverso la mia paura e nonostante l’apparente serenità d’animo che gli altri ingenuamente e candidamente mi attribuiscono, vedo tutto come in uno specchio oscuro, come attraverso un vetro affumicato. Guardo il mondo nel modo in cui gli altri guardano un’eclisse di Sole. Io vedo un’eclisse di Terra. Vedo come ci muoviamo a tentoni in una Tenebra perenna, come Coleotteri catturati e messi in una scatola da un bambino crudele. È facile danneggiarci e farci del male, fare a pezzetti la nostra bizzarra esistenza, finemente rattoppata. Interpreto tutto come anormale, terribile e minaccioso. Vedo solo Catastrofi. Ma dal momento che l’inizio è la Caduta, è possibile cadere ancora più in basso?
Comunque conosco la data della mia morte e grazie a questo mi sento libera.

Ho una mia Teoria. Ossia che sia successa una cosa terribile: il cervelletto non è stato collegato al cervello nella maniera dovuta e corretta. Probabilmente questa è la cantonata più grande della nostra programmazione. Qualcuno ci ha creato male. Per questa ragione, in quanto prototipi, avremmo bisogno di ricambi. Se avessimo il cervelletto collegato al cervello, avremo una conoscenza piena della nostra autonomia, di quello che accade dentro il nostro corpo. Oh, diremmo, è sceso il livello di potassio nel sangue. La terza vertebra verticale è in tensione. Oggi la pressione del sangue in circolo è fiacca, ci vuole un po’ di movimento, e dopo le uova alla maionese di ieri il livello di colesterolo è sopra il limite, perciò attenzione a quello che mangiamo.
Abbiamo questo nostro corpo, un bagaglio imbarazzante, in verità non sappiamo niente di lui e abbiamo bisogno di vari Strumenti per venire a conoscenza dei processi più naturali. Non è uno scandalo il fatto che, quando l’ultima volta il medico voleva controllare che cosa stesse succedendo nel mio stomaco, mi abbia fatto una gastroscopia? Ho dovuto ingoiare un grosso tubo e solo per mezzo di una telecamera si è aperto davanti a noi l’interno del mio stomaco. L’unico Strumento rozzo e primitivo che ci hanno elargito per consolarci, è il dolore. Gli angeli, se esistono, li facciamo sganasciare dalle risate. Ricevere un corpo e non saperne niente. Senza istruzioni per l’uso.

Ecco quello che mi piace di meno nelle persone: l’ironia fredda è l’arma fondamentale di Urizen. Armare l’impotenza. Oltre a questo, gli ironici hanno sempre una qualche concezione del mondo che ostentano trionfalmente, anche se, quando si comincia a rompergli l’anima insistendo nel chiedere dettagli, salta fuori una concezione costruita su trivialità e banalità.

Pena, grande pena, lutto per ogni Animale morto, un lutto che non ha mai fine. Ne finisce uno e ne comincia un altro, perciò sono costantemente in lutto. Ecco come mi sento.

Guardate come funzionano quei pulpiti. È il male, bisogna chiamare le cose con il proprio nome: un astuto, perfido e raffinato male, costruire le mangiatoie, riempirle di mele fresce e frumento, attirare gli Animali e, quando sono fiduciosi e abituati, sparargli di nascosto, dal pulpito, in testa. […] Vorrei conoscere la scrittura degli Animali, i segni con cui si possano scrivere degli avvertimenti per loro: “non avvicinatevi”. Quel cibo porta la morte. State alla larga dai pulpiti, da lì non vi predicheranno nessun vangelo, non otterrete le buone parole, non vi prometteranno la redenzione dopo la morte, non avranno misericordia della vostra povera anima poiché non avete nessuna anima. Non vedranno in voi il loro prossimo, non vi benediranno. L’anima ce l’ha il più abietto dei criminali, ma non tu, bellissima Cerva, e neanche tu, Cinghiale, e neanche tu, Anitra selvatica, né tu, Maiale, né tu, Cane. Ormai l’assassino è impunito. E poiché è impunito, nessuno lo nota più. Quando passate davanti alle vetrine dei negozi dove stanno appesi pezzi rossi di corpi squartati, che cosa pensate che siano? Non ci riflettete, vero? Oppure quando ordinate uno spiedino o una cotoletta, che cosa vi portano? In questo non c’è niente di terribile. Il crimine è stato riconosciuto come una cosa normale, è diventato un’attività quotidiana. Chiunque ne commette. Ecco come sarebbe il mondo se i campi di concentramento fossero la norma. Nessuno ci vedrebbe niente di male. […] Insomma l’Uomo ha un grande dovere nei confronti degli Animali: aiutarli a vivere la vita; e a quelli addomesticati ricambiare l’amore e la tenerezza, perché loro ci danno molto più di quanto ricevano da noi. E bisogna che vivano la loro vita dignitosamente. che chiudano i propri Bilanci e nel libretto del Karma superino il semestre: ero un Animale, ho vissuto e mangiato; ho pascolato in pascoli verdi, ho partorito i Piccoli, li ho riscaldati con il mio corpo; ho costruito nidi, ho fatto tutto quello che dovevo fare. Quando li si ammazza – e loro muoiono nella Paura e nell’Orrore, come il cinghiale il cui corpo giaceva ieri vicino a me, e giace ancora là, umiliato, infangato e impiastricciato di sangue, trasformato in carogna -, li si condanna all’inferno e il mondo intero si trasforma in un inferno. Ma gli uomini non vedono tutto questo? Il loro intelletto è o no in grado di andare al di là dei piccoli piaceri egoistici? Il dovere degli uomini verso gli Animali è di condurli – nelle vite successive – alla Liberazione. Andiamo tutti nella stessa direzione, dalla determinazione alla libertà, dal rituale alla libera scelta. […] Questo Cinghiale è solo uno, ma quell’alluvione di carne macellata che cade quotidianamente sulle città come un’apocalittica pioggia senza fine? Quella pioggia annuncia massacri, malattie, la follia collettiva, l’eclisse e l’inquinamento della Mente. Perché nessun cuore umano è in grado di sopportare tanto dolore. Tutta la complicata psiche umana si è sviluppata per non consentire all’Uomo ci comprendere ciò che vede veramente. Perché la verità non lo raggiunga, avviluppata nelle illusioni, nelle chiacchiere vuote. Il mondo è un carcere pieno di sofferenza, costruito in modo tale che per sopravvivere bisogna procurare dolore agli altri. […] Ma che mondo è questo!? Il corpo di qualcuno convertito in scarpe, in polpette, in wurstel, in uno scendiletto, in un brodo di ossa da bere… Le scarpe, i divani, la borsa da spalla fatta con il ventre di qualcuno, riscaldarsi con la pelliccia altrui, mangiare il corpo di qualcuno, tagliarlo a fette e friggerlo nell’olio… Ma è possibile che avvenga davvero questo orrore, questa ecatombe, crudele, insensibile, meccanica, senza alcun rimorso di coscienza, senza la più piccola riflessione che invece si convede generosamente a raffinate filosofie e teologie? Che mondo è quello in cui la norma è uccidere e causare dolore? Forse non siamo del tutto a posto?

A suivre…

 

 

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